Organizzare una mostra sulla caccia non è cosa usuale in questi momenti soprattutto per una fondazione culturale: ci vuole coraggio e soprattutto conoscenza e coscienza delle profonde radici culturali di una popolazione alpina nelle quali la caccia trova ancora un profondo legame col territorio. Questo è stato uno dei motivi che certamente hanno spinto gli organizzatori della mostra allestita nella splendida cornice di Castel Roncolo a Bolzano, uno dei più bei castelli dell’intero Sud Tirolo posto all’imbocco della Val Sarentino su un roccione che domina l’intera città di Bolzano.

Prediletto dall’imperatore del Sacro Romano impero Massimiliano il castello noto per i suoi splendidi affreschi medioevali sulla vita dei nobili per i quali appunto la caccia costituiva una delle attività più importanti per le relazioni sociali compresi i corteggiamenti e le relazioni amorose. La mostra segue una ricerca storica coordinata dalla fondazione “studi storici culturali di Castel Roncolo” pubblicata in un bel volume (è il 15°). Un testo pregevole ricco di immagini e dati storici che disegnano i più importanti aspetti culturali di matrice venatoria che ancora permeano la cultura del Tirolo. La ricerca si avvale di autori esperti della materia noti nel mondo venatorio nazionale ed internazionale come il pittore Claudio Menapace, Heinrich Erhard ex direttore del servizio caccia della Provincia Autonoma di Bolzano, Heinrich Aukenthaler ex direttore dell’Associazione cacciatori di Bolzano.

L’argomento affrontato nella mostra è certamente vasto e complesso anche di difficile comprensione per un pubblico in gran parte di turisti estranei al Tirolo e che non conoscono l’ “Ars Venandi”, come aveva definito la caccia l’imperatore Federico di Svevia. La mostra con equilibrio e facile comprensione anche visiva conduce il visitatore attraverso le sale dove i mezzi di caccia, le divise, i riti, la terminologia dell’epoca aiutano a comprendere come la caccia non sia stata solo un aspetto ludico o alimentare ma sia stata un aspetto fondamentale della cultura europea.

Una mostra che vale ampiamente una visita dei cacciatori, non solo per la sede, o per la città di Bolzano (abbinata magari alla vista del Museo della caccia del castello Wolfthurn di Mareta), ma per capire quanto la caccia – come attività culturale di gestione territoriale – abbia ancora oggi solide basi e ragioni per un ruolo nella società contraria ad essa.

U.Z.

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