Mario Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern, che l’UNCZA si onora di aver annoverato fra le sue file, ha partecipato a diverse Assemblee arricchendole anche con le sue testimonianze di cacciatore montanaro e di Al­pino.
– La prima testimonianza storica­ mente documenta ta della sua presenza risale alla VII Assemblea di Merano nel ’72 e poi alla gita in Val di Genova in occasione della IX Assemblea.
– Durante l’XI ad Asiago aveva rievocato la battaglia dell’Ortiga­ ra sul sito stesso della lotta, ri­cordando il sacrificio dei nostri Alpini nel giugno del 1917. “Do­ ve perirono 22.000 uomini- dis­ se il Sergente nella neve – ora la lepre variabile bruca i teneri germogli, il fagiano di monte si le­ va a far udire alle convalli la sua voce d’amore, ma le memorie qui rimangono ancora scolpite nella pietra,.
– Alla XV di Cremeno Barzio molto bella fu la sua relazione morale “Perché Cacciatori di montagna”.
– Partecipò poi alle Assemblee di Anterselva – XIX, di Tarvisio – XXIII e del Monte Baldo – XXIV; mentre per la XXI, da una sua temporanea degenza ospedalie­ ra era giunto a Sondrio un su o significativo caloroso telegram­ ma “Il mio cuore è con Voi”!.
– La su a partecipazione alla XXV Assemblea di San Martino di Ca­ strozza si concretizzò nella relazione “Pensieri estempora nei di un cacciatore con la barba bianca”.
– Nel ’92 infine, gli è stato attribuito dalla F.I.d.C. il riconosci­ mento di “Gentiluomo cacciatore”, “per aver fatto storia e cultura nel nostro Paese, sempre con la massima correttezza e co­erenza di scrittore, montanaro e cacciatore”.

G. de F.

Ricordando Mario Rigoni Stern

Il 18 giugno 2011, presso il Palazzo del turismo di Asiago (VI), è stato consegnato il premio Mario Rigoni Stern per la letteratura alpina. Voluto dal Circolo trentino Ars Venandi, con cui lo scrittore aveva da anni instaurato un intenso sodalizio culturale, e coeditato da Federcaccia, dalla Provincia di Trento, dalla Regione Veneto e dal Comune di Asiago.
Un’alta iniziativa per ricordare in maniera specifica un uomo di grande spessore morale ed intellettuale ed il suo impegno per la montagna.
Nella letteratura italiana del Novecento Mario Rigoni Stern ha saputo descrivere in modo originale la cultura della gente di montagna, raccontando il legame fra i montanari e il loro ambiente e proponendo le Alpi quale orizzonte significativo della letteratura e della storiografia contemporanea, del moderno sentimento ecologico e perfino dell’etica.
Di Mario Rigoni Stern ho ricordi vivi, delle sue parole, dei suoi insegnamenti, della sua umanità. Custodisco gelosamente tra i miei ricordi più cari un viaggio che feci con lui e la signora Anna, per accompagnarlo in macchina da San Lorenzo in Banale, in provincia di Trento, ad Asiago, il suo paese, solo qualche mese prima che la malattia lo prendesse.
Per Mario l’appuntamento di fine agosto con la cerimonia di commemorazione dei cacciatori deceduti, organizzata ogni anno in Val Ambiez, al cospetto della grande opera bronzea di Luciano Carnessali, prete cacciatore, dall’Associazione Cacciatori Trentini e dal Circolo Ars Venandi, era una consuetudine, una ricorrenza a cui non mancava. Era l’agosto 2007, quell’anno Mario doveva rientrare a casa di fretta, così appena finita la cerimonia mi offrìì di accompagnarlo. Quelle sue ore di compagnia intima, furono per me, oggi ancor più di allora, un dono prezioso. Parlammo, durante il viaggio, di caccia e cacciatori, ma soprattutto della Prima Guerra Mondiale, tema di comune interesse. Ricordo la sosta al ristorante “di confine”, ricordato nel suo libro “Aspettando l’alba” dove lo accolsero, come succedeva dappertutto, con il calore riservato ad un vero amico e custodisco con gioia i libri, con dedica, che quel giorno mi regalò.
Mario Rigoni Stern è stato lo scrittore per eccellenza del riscatto della montagna alpina e le comunità alpine gli sono debitrici di aver riguadagnato, nell’immaginario collettivo della nostra società, un luogo di assoluta eccellenza, come ricordava poco tempo fa Giovanni Kezich, di aver fatto riconoscere questa nostra meravigliosa catena montuosa come l’importante crocevia del continente europeo, come da sempre è stata, soprattutto in epoche passate.
Ancor più in debito con Mario Rigoni Stern lo debbono essere i cacciatori alpini, i cacciatori dell’UNCZA, della quale il grande scrittore è stato socio fin dalla nascita. Debitori di insegnamenti profondi, germogliati da una visione onirica, ma precisa e disincantata che egli aveva del mondo della caccia ed in particolare della nostra caccia di montagna.
Nell’editoriale che egli scrisse per il numero del novembre 2007 di Caccia Alpina, ci ha regalato una definizione dei cacciatori alpini che è ormai entrata nell’uso comune: “cacciatori camminatori silenziosi”; in tre parole l’essenza stessa del nostro essere. È infatti il silenzio che ci distingue: ovviamente il silenzio dell’appostamento, necessario per non spaventare la preda, ma anche il silenzio per assorbire la natura che ci circonda, quale disintossicante dalla vita metropolitana che conduciamo, ma anche un momento di silenzio assoluto, importante, che, senza quella seduta in altana forse la nostra fretta quotidiana non ci permetterebbe di ritagliarci, per sentire noi stessi, per sentirci dentro, per meditare: su noi stessi, sulla nostra vita. Dobbiamo sfruttare al massimo questi preziosi momenti di silenzio che ci è dato la fortuna di vivere, dobbiamo saper leggere il silenzio come ci ricorda Rumiz in una sua opera.
Poi camminatori, ci ricorda Mario Rigoni Stern; un atto, il camminare per andare a caccia in montagna, che di per se ci riporta con i ricordi ai tempi andati, al ricordo di una montagna con meno strade e con meno mezzi di locomozione. Ci riporta al problema vero della caccia attuale, quello di riuscire a mantenere il fascino e l’etica del passato, combinandoli con la modernità del nuovo ruolo gestionale del cacciatore alpino.
Un problema da sempre presente nella visione di Mario Rigoni Stern. Ripercorredo per la nostra rivista la nascita dell’UNCZA scriveva: “Quarantaquattro anni fa nasceva l’Unione Cacciatori di Montagna e il mondo venatorio stava cambiando perché stava cambiando anche la società. La caccia in Zona Alpi è una attività particolare e, allora aveva necessità di particolari leggi; non era una cosa di tutti e per tutti; non era questione di censo come nel Medioevo, né di chi risiede in quota o di gambe”.
Nel 1982 sul quotidiano La Stampa, in un articolo dal provocatorio titolo “Camosci salvati a colpi di fucile” tracciava in poche righe l’essenza stessa di quella che sarà più avanti la moderna gestione faunistica, i fondamenti di quella che poi verrà chiamata, un po’ maldestramente, “caccia di selezione”. Egli scriveva: “c’è una nuova maniera di vedere la caccia, che non è alla Renato Fucini né alla Hemingway, ma si rifà all’antica tradizione di innestare la conoscenza per conservare e migliorare il patrimonio faunistico come da qualche anno si sta facendo in alcune regioni delle nostre Alpi”.
Da allora, come si usa dire, tanta acqua è passata sotto i ponti, la gestione faunistica è una disciplina riconosciuta a livello accademico e praticata con regole, più o meno precise, in gran parte del Paese, se non altro nella gestione di cervidi e bovidi. Sono nati gli istituti di ricerca e i cacciatori necessitano ora di esami rigorosi per esercitare la propria attività. Ma non tutto è cresciuto per il verso giusto, alcune situazioni sono peggiorate, tra queste sicuramente il degrado dell’ambiente montano e la perdita di motivazioni etiche nell’esercizio venatorio. Un tema, quello della perdita dei valori, che ci pone quesiti profondi. Fra tanti il dare risposta al perché, al giorno d’oggi, andiamo ancora a caccia. Una risposta, la più ovvia, è quella che ci vuole strumenti indispensabili per la cura dalle popolazioni selvatiche. Un servizio, attraverso la nostra passione, che facciamo al cittadino proprietario del patrimonio faunistico. Un ruolo che dovrà essere sempre più accurato e globale nel futuro per comprendere la cura di tutte le specie selvatiche presenti sulle Alpi, alcune gestite attraverso prelievi, altre con altre forme di intervento, ma sempre praticate dal cacciatore, mettendo così a frutto preparazione e conoscenze che lo distinguono.
Ma il ruolo tecnico non può sicuramente essere molla sufficiente per farci soffrire sui ripidi sentieri o in gelide attese. È ancora Mario Rigoni Stern a darci con lucidità la risposta. Già all’Assemblea UNCZA di Barzio del 1980 ci diceva: “forse noi siamo cacciatori di montagna per non essere della società consumistica che ci propongono come modello”.
Il rapporto fra la caccia di montagna e la società moderna è un tema spesso frequente negli scritti di Mario Rigoni Stern nei quali ritroviamo, da montanaro prima e da cacciatore poi, la paura per la forza dirompente di quest’ultima che, sulle ali del nuovo benessere economico e capace di un potere mediatico irrefrenabile, può avere la possibilità di sgretolare il mondo dei valori fondanti del vivere la montagna.
Un suo vecchio appunto rinvangato al convegno “Caccia sostenibile e difesa della natura” tenutosi a Terme di Comano il 1 settembre 2007, traccia chiara questa sua preoccupazione etica, ma ripropone, al contempo, precisa la sua certezza intima di quanto di valido e di positivo ci possa essere anche oggi, nella nostra passione. Egli ci ricorda: “oggi le cose si vanno evolvendo rapidissimamente e vediamo come a un progresso tecnologico non corrisponda progresso morale e tutte, o quasi tutte le manifestazioni della vita contemporanea ci portino a una forma di vita arida e condizionata: fabbriche, uffici, laboratori, pubblicità, ipermercati, stadi, cinema, televisione, stampe pubblicitarie riescono a indirizzare le nostre giornate secondo uno schema prestabilito. Così che per l’uomo moderno persino la caccia diventa non passione ma forma di evasione da un’aridità quotidiana alla ricerca di una libertà perduta, alla riscoperta di un mondo che va scomparendo o, meglio, mutando rapidamente a causa di un progresso che consuma natura… Una giornata di caccia all’aria aperta, nel sole o nella pioggia, nel freddo o nel caldo, riesce a darci una carica vitale per altri sei giorni; e ricordi e immagini che ci seguiranno: un angolo del bosco, il colore di una foglia, il sole su una roccia e la nebbia su uno stagno, un volo, un fruscio, uno scatto nel sottobosco, una ferma del tuo cane o un abbaiare di segugi sono emozioni che di faranno meno dure le ore di lavoro, sopportabile una delusione, una malattia o le altre manifestazioni della vita quotidiana, del vivere”.

S.F.

Al ricordo di Mario Rigoni Stern UNCZA ha dedicato la propria 50° Assemblea annuale nel 2015, svoltasi ad Asiago, città natale dello scrittore. Un omaggio iniziato con la relazione al convegno tecnico del sabato mattina sul tema “La caccia negli scritti di Mario Rigoni Stern” e proseguita in serata, al teatro “Mille Pini” dove è stato proiettato il film “Le stagioni di Mario” per la regia di Margherita Detomas, con testimonianze di scrittori famosi e di amici dello scrittore scomparso.
Nella stessa sede è stata allestita da UNCZA, per tutta la durata della manifestazione con la collaborazione della Regione Veneto, una collezione fotografica con ritratti del popolare scrittore, amico dei cacciatori alpini. Alla sera della domenica, sempre al teatro di fronte ad un numerosissimo pubblico, si è reso ulteriore omaggio a Mario Rigoni Stern con lo svolgimento dello spettacolo teatro-musica-immagini tenuto da Mara da Roit e Patrizio Zindaco con l’accompagnamento musicale di Luca Dall’Asta.
A ricordo della manifestazione, durante la quale era possibile avere uno speciale annullo filatelico da parte di funzionari di Poste Italiane su cartoline appositamente prodotte da UNCZA, e stato realizzato da quest’ultima una speciale medaglia con riprodotta l’immagine dello scrittore.

A dieci anni dalla scomparsa di Mario Rigoni Stern

Folla delle grandi occasioni alla “Sala della Reggenza” di Asiago (VI) per la serata culturale organizzata da UNCZA, con la collaborazione di Federcaccia Vicenza, del Circolo UNCZA Montagne vicentine e dell’Associazione Faunambiente, il 16 giugno 2018 per ricordare la figura del grande scrittore Mario Rigoni Stern, nel decennale della sua scomparsa.
Un omaggio voluto da UNCZA per una delle figure importanti del panorama letterario del ‘900, all’autore de “Il sergente nella neve”, uno dei libri più letti e amati del dopoguerra, ma anche, soprattutto per il mondo venatorio, l’autore di acquarelli freschi, poetici e reali per raccontarci i misteri della natura, del mondo degli animali selvatici, dei lavoratori custodi della montagna e dei cacciatori di queste montagne da lui tanto amate. Un appuntamento per rimarcare come cacciatori alpini la forza e l’attualità del messaggio di Mario Rigoni Stern, della sua poesia fatta di albe e tramonti, di boschi e radure, di segugi e lepri, il tutto racchiuso in una visione etica rigorosa della caccia e del mondo montano e per il dovere che debbono avere i cacciatori alpini di far rivivere questo suo grande messaggio morale, rileggendo i suoi libri e facendolo conoscere anche ai soci più giovani.
La manifestazione è stata introdotta dalle note del “Gruppo Corni da caccia Sant’Ubertus Giudicarie-Rendena. In prima fila la signora Anna, moglie dello scrittore accompagnata dal figlio Alberico. Dopo i saluti delle autorità nelle persone di Roberto Rigoni Stern, Sindaco di Asiago e di Attilio Comacchio, Vicepresidente di Federcaccia Vicenza, ha introdotto i lavori Sandro Flaim, Presidente UNCZA, che ha ricordato la figura di Mario Rigoni Stern nei suoi rapporti con UNCZA della quale era socio fin dai primi anni della sua costituzione. Ha ripercorso le principali relazioni tenute dallo scrittore alle numerose Assemblee UNCZA a cui ha partecipato nei lunghi anni di militanza, alcune delle quali ormai divenute famose ed ancora attualissime come quella di Cremeno Barzio, “Perché cacciatori di montagna”, o quella di San Martino di Castrozza, “Pensieri estemporanei di un cacciatore con la barba bianca”. Flaim ha poi ricordato la figura di riferimento che tuttora riveste Mario Rigoni Stern per il mondo dei cacciatori alpini, ai cui insegnamenti etici va ancora attinta la nostra passione.
A seguire la relazione introduttiva del giornalista Marco Zeni, cacciatore, amico personale di Mario Rigoni Stern e profondo conoscitore dei suoi lavori. Zeni ha ripercorso le opere dello scrittore traendone spunto per una profonda riflessione sul tema della caccia e sulla visione onirica ma disincantata che della natura aveva questo grande personaggio.
Seconda parte della serata, strutturata come “salotto letterario”, affidata, dopo un intermezzo musicale, alla bravura dell’attrice teatrale Mara Da Roit, che ha letto una selezione di brani tratti dalle opere di Mario Rigoni Stern sul mondo della caccia e degli animali selvatici. Ad ogni brano è seguita una breve trattazione del tema affrontato nel brano stesso da parte di un esperto del settore, in forma colloquiale, rivolgendosi ipoteticamente allo scrittore e materialmente alla fotografia che dello stesso campeggiava a fianco. Hanno parlato così con Mario Rigoni Stern di “Gallo cedrone”, Luca Rotelli, uno dei maggiori esperti di Tetraonidi alpini, di “Lepre”, Sergio Tonolli, ricercatore in Ecologia forestale, di “Beccaccia”, Paolo Pennacchini, presidente FANBPO e autore di diversi volumi sulla “Regina” e poi di “Cani da caccia”, Rodolfo Grassi, giornalista, responsabile della rivista dell’ENCI “I nostri cani” e di “Gestione faunistica”, Umberto Zamboni, tecnico faunista, per anni storico Direttore dell’Associazione Cacciatori Trentini e infine sul tema del “Cacciatore moderno” si è intrattenuto Claudio Zanini, scrittore, autore di diversi scritti che hanno trattato di cultura della montagna e di etica venatoria. Ne è uscito un intrattenimento coinvolgente che ha saputo calare in maniera appassionata sì nel pensiero e nell’opera di Mario Rigoni Stern, ma anche nei problemi che quotidianamente affliggono il mondo venatorio alpino ed anche di come il pensiero e gli insegnamenti dello scrittore asiaghese siano ancora fortemente attuali.
La conclusione dei lavori è stata affidata a Dorino Stocchero, responsabile del “Circolo UNCZA Montagne vicentine” e a Francesco Dallavecchia, presidente dell’associazione Faunambiente, che al termine dei loro interventi hanno omaggiato con un pensiero floreale la signora Anna Rigoni Stern e la conduttrice Mara Da Roit.

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