L’Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi (U.N.C.Z.A.) ha recentemente costituito un fondo per giovani neolaureati volto ad incentivare la ricerca e gli studi nei campi della gestione della fauna selvatica e della cultura venatoria. Il progetto è dedicato alla memoria di Matteo Scaramaglia, giovane socio responsabile del Circolo U.N.C.Z.A. di Genova, scomparso il 19 febbraio 2019 sulle Alpi Apuane.

Uno degli obiettivi principali della presente ricerca è di ottenere informazioni sulla tipologia di cani da caccia impiegati sull’arco alpino, e di analizzarne il ruolo nella gestione e nella conservazione della fauna selvatica. L’elaborato inoltre vuole fornire semplici informazioni sulla gestione del cane da caccia, stimolando punti di riflessione per eventuali futuri approfondimenti.

1. INTRODUZIONE

La maggior parte degli autori che trattano il tema della cinofilia, tra cui Wang X. e Tedford R.H. (2008), concorda sul fatto che i cani domestici discendono dai lupi (Canis lupus) piuttosto che da altri canidi. Tuttavia, il dibattito continua sui tempi e sui fattori selettivi specifici della domesticazione, nonché sulla posizione geografica in cui è avvenuta.

In Europa e nel resto del mondo l’uso del cane nella gestione faunistica ha una lunghissima tradizione. Anche se non esiste un manuale specifico che tratti questo argomento, si ritiene importante segnalare alcuni degli impieghi che si possono adottare con i cani in questo campo.

A favore dell’uso dei cani nella gestione della fauna selvatica sono presenti numerosi studi. Fra questi Johnston (1999), ci segnala che i cani possiedono un olfatto 100 mila volte più efficiente di quello umano e che gran parte di essi offre un’ampia copertura del terreno, con velocità fino a quattro volte maggiori rispetto ad un essere umano. Più generalmente, il potenziale utilizzo di unità cinofile presenta i seguenti vantaggi rispetto all’impiego di operatori umani:

  • flessibilità e adattabilità
  • maggiore specializzazione sulle specie target, al fine di non creare disturbo allealtre specie presenti nell’area di interesse
  • ridotti margini di errore e maggior efficacia: utilizzando l’olfatto anziché la vista, il cane può ispezionare più velocemente le aree oggetto di indagine, comprese quelle di difficile accesso e percorribilità
  • possibilità di coprire in modo più capillare, efficace e veloce l’area di ricercaI cani sono ampiamente utilizzati per il censimento delle popolazioni di animali selvatici: questo include il loro conteggio, la determinazione della loro distribuzione e/o la raccolta di informazioni demografiche (ad es. età e sesso). Tali dati vengono utilizzati per proiettare indici come la densità o il successo riproduttivo di una popolazione.

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